Reply

La pioggia nel pineto - D'Annunzio [Parafrasi, analisi e commento]

« Older   Newer »
view post Posted on 6/11/2012, 19:12           Quote
Avatar

Manager

Group:
Member
Posts:
28,545
Reputation:
+40

Status:


LA PIOGGIA NEL PINETO Gabriele D’annunzio

Taci. Qui all’ingresso
del bosco non sento
parole che tu dici
essere umane; ma sento
parole diverse
dette dalle gocce e dalle foglie
lontane
ascolta. Piove
dalle nuvole sparse in cielo.
Piove sulle tamerici
Salate e bruciate,
piove sui pini
con corteccia a scaglie
e foglie pungenti,
piove sui mirti
soavi,
sulle ginestre risplendenti
di fiori raggruppati,
sui ginepri pieni
di bacche profumate,
piove sui nostri volti
simili alla selva,
piove sulle nostre mani
nude,
piove sui nostri vestiti
leggeri,
sui nostri pensieri nuovi
che l’anima rinnovata
lascia uscire,
piove sulla bella illusione
d’amore che ieri
ha illuso te ed
che oggi illude me
o Ermione.
Senti? La pioggia cade
sulla vegetazione disabitata
con un crepitio che dura
secondo che le fronde siano
più rade o meno rade.
Ascolta. Al pianto della pioggia
risponde il canto delle cicale
che non sono impaurite
dal vento del sud e nemmeno
dal cielo color cenere.
Ed il pino
ha un suono, il mirto
un altro suono, il ginepro
un altro ancora, sembrano
strumenti diversi tra loro
suonati da innumerevoli dita
e noi siamo immersi
nello spirito del bosco,
viviamo la vita degli alberi,
e il tuo volto inebriato
è intenerito dalla pioggia
come una foglia
e i capelli
profumano come le chiare ginestre,
oh creatura della terra
che hai nome Ermione.
Ascolta, ascolta. La melodia
costruita dalle cicale
lentamente si fa più attutito
sotto il rumore della pioggia;
ma un canto si mescola
più rauco, più gracchiante
che sale da lontano,
dall’ombra lontana e umida.
Il suono delle cicale si fa
più soffocato e più tenue
rallenta il suo ritmo
e si spegne del tutto.
Non si sente più la voce del mare.
Ora su tutta la vegetazione
si sente scrosciare la pioggia
luminosa, che pulisce,
secondo che la vegetazione
sia più folta o meno.
Ascolta.
La cicala è in silenzio
ma la figlia del fango,
la rana,
canta dove l’ombra e più scura
chi sa dove, chi sa dove!
E piove sulle tue ciglia,
Ermione,
piove sulle tue ciglia nere
sì, sembra che tu pianga
ma di piacere; non sei bianca
ma quasi lo sei diventata,
verdeggiante sembra tu sia uscita
dalla corteccia di un albero.
E tutta la vita in noi
è fresca e profumata,
il tuo cuore nel petto è come una pesca
non colta, intatta,
gli occhi tra le palpebre
sono come le sorgenti tra l’erba
e noi andiamo di cespuglio in cespuglio
ora uniti, ora sciolti
(e la rude forza verde del bosco
ci allaccia le caviglie
si avvolge nelle ginocchia)
e ci porta chissà dove, chissà dove!
E piove sui nostri volti,
piove sulle nostre mani
nude,
piove sui nostri vestiti
leggeri,
sui nostri pensieri nuovi
che l’anima rinnovata
lascia uscire,
piove sulla bella illusione
d’amore che ieri
ha illuso te ed
che oggi illude me
o Ermione.



---------------------


Taci. Entrando nel bosco non odo
più suoni umani; ma odo
parole insolite
pronunciate dalle gocce e foglie che cadono
in lontananza.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove sulle tamerici
impregnate di salsedine ed arse dal sole,
sui pini
dalle scorze ruvide e dalle foglie aghiformi,
sui mirti sacri a Venere,
sulle ginestre dai gialli fiori raccolti
sui ginepri che sono pieni di bacche profumatissime,
Piove sui nostri volti divenuti
tutt’uno con il bosco
piove sulle nostre mani nude,
sul nostro corpo,
sui nuovi pensieri
sbocciati dall’anima rinnovata
sull’illusoria favola dell’amore
che ieri t’illuse, che oggi m’illude
o Ermione.
Odi?
La pioggia che cade
sul fogliame della pineta deserta
producendo un crepitio che dura
e varia secondo quanto è folto il fogliame.
Ascolta. Alla pioggia risponde
il canto delle cicale
che non è fermato
né dalla pioggia né dal colore scuro del cielo.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancora, e le gocce di pioggia sono come miriadi di dita che fanno suonare diversamente queste piante.
Noi siamo nel più intimo della foresta, non più esseri umani ma vivi d’una vita vegetale;
E il tuo volto bagnato ed inebriato dalla gioia e le tue chiome profumano come le ginestre, o creatura originata dalla terra che hai nome Ermione.
Ascolta, ascolta. Il canto delle cicale che stanno nell’aria va diminuendo sotto la pioggia che aumenta. Ma in crescendo si mescola un canto più rauco, che sale dall’ombra scura dello stagno in lontananza. Solo una nota ancor trema, si spegne, risorge, trema, si spegne. Non arriva il suono delle onde sulla spiaggia. Non si sente sulle fronde degli alberi scrosciare la pioggia d’argento che purifica, lo scroscio che varia secondo i rami più folti, meno folti.
Ascolta.
La cicala è muta, ma la figlia del lontano fango, la rana, canta nell’ombra più profonda, chissà dove, chissà dove.
E piove sulle tue ciglia,
o Ermione.
Piove sulle tue ciglia nere
che sembra tu pianga ma di piacere;
non bianca ma quasi verde, sembri uscita dalla corteccia di un albero.
E tutta la vita è in noi fresca e odorosa,
il cuore nel petto è come una pesca non ancora toccata
gli occhi tra le palpebre
sono come fonti d’acqua in mezzo all’erba;
i denti nelle gengive sembrano mandorle acerbe.
E andiamo di cespuglio in cespuglio, ora tenendoci per mano ora separati
(la ruvida e forte stretta delle erbe aggrovigliate ci blocca le ginocchia)
chissà dove, chissà dove!
Piove sui nostri volti
divenuti tutt’uno con il bosco,
piove sulle nostre mani nude,
sul nostro corpo,
sui nuovi pensieri sbocciati dall’anima rinnovata,
sull’illusoria favola dell’amore
che ieri
mi illuse, che oggi ti illude,
o Ermione.


-------------


È forse la poesia più famosa del D’Annunzio, tratta da Alcyone, il poema del Sole e dell’Estate in cui il D’Annunzio trasfigura e rappresenta liricamente momenti e sensazioni, dell’estate del 1902 trascorsa in Versilia. Esso fa parte della sua opera lirica più vasta e più celebre, Le laudi del cielo, del mare, della terra e degli eroi, insieme a Maia, Elettra e Merope . Ritornando alla poesia, il tema è la pioggia estiva, mentre il poeta e la donna amata varcano le soglie della pineta e vi si inoltrano. La prima impressione che si ricava leggendola è quella di una straordinaria abilità letteraria del poeta, capace di percepire con l’acutezza dei sensi, e di riprodurre con l’armonia delle parole, i suoni diversi che la pioggia suscita cadendo sulla fitta vegetazione.
“Il poeta descrive la pioggia estiva nella pineta, cogliendola nei vari momenti e nella diversa orchestrazione dei suoni: quando inizialmente è rada, quando poi s’infittisce, quando infine diventa scrosciante. Il poeta e la donna amata si abbandonano con gioiosa voluttà alla freschezza della pioggia, imbevendosi dello spirito stesso del bosco, fino a sentirsi come trasformati in piante e frutti, in elementi della natura vegetale”.
Il motivo vero in questa poesia non è quello della descrizione della pioggia, ma il panismo del poeta, la percezione di sentirsi intimamente fuso con la natura e di ritornare alle sorgenti primordiali della vita.





----------------



Analisi guidata

1.A chi si rivolge il poeta con la richiesta Taci all’inizio della poesia?

Alla donna immaginaria che l’accompagna, Ermione, perché vuole ascoltare i suoni della natura e immedesimarsi con essa.

2.Quali sono le parole più nuove di cui si parla al verso cinque?

Quelle parole nuove sono l’inizio del messaggio della natura portato dalla pioggia.

3.La pioggia è paragonata al canto (vv. 41, 43, 69, 98). Di che tipo di pianto si tratta?

Il pianto nominato da D’Annunzio è un pianto di piacere per la metamorfosi che sta avvenendo.

4.Perché la cicala è detta figlia dell’aria?

La cicala è chiamata così perché vive sui rami più alti degli alberi.

5.Che cosa è accaduto ad Ermione per cui si dice di lei, ai versi 100 e 101, che è quasi fatta virente e che sembra uscire da una corteccia?

In Ermione sta avvenendo la metamorfosi che da spettatori della natura trasforma lei e il poeta tutt’uno con essa.

9. Qual è la figura etimologica che compare nella prima strofa?

La figura etimologica nella prima strofa è “parole che parlano”.

12. Perché si può parlare di questa poesia come del racconto di una metamorfosi?

Perché il poeta ed Ermione iniziano il loro viaggio nel bosco ascoltando la natura e lo terminano dopo averlo appreso pienamente, diventando tutt’uno con essa.

14. Perché si può affermare che la poesia compie un itinerario perfettamente circolare? Verifica la correttezza delle risposte nella presentazione del testo.

All’inizio del componimento Ermione e il poeta si trovano alle soglie del bosco, mentre iniziano ad ascoltare le parole nuove (vv. 5), alla fine della prima strofa la pioggia inizia a renderli parte della natura, il primo annuncio si trova nei versi 20 e 21, con la metafora volti silvani, in altre parole volti che appartengono al bosco. Verso la metà della seconda strofa c’è un altro passo di questa metamorfosi, dal verso 50 fino al 61, dove D’Annunzio e la sua compagna vivono della stessa vita degli alberi (d’arborea vita viventi verso 55), il volto ed i capelli d’Ermione sono divenuti come una foglia e come le chiare ginestre (vv. 58 e 61). Nella presentazione di questa strofa il poeta usa la congiunzione e sia per rivolgersi agli alberi (verso 46) che per rivolgersi a lui ed ad Ermione (verso 52), in questo modo egli mette le due persone allo stesso piano degli alberi. Nell’ultima strofa infine si compie la metamorfosi vera e propria, sottolineata dalle continue similitudini con la natura (vv. 102 – 109). Si può affermare che la poesia compia un itinerario circolare perché alla fine dell’ultima strofa sono ripetuti gli ultimi versi della prima.

15.Come hai potuto notare in questa poesia, la natura, per D’Annunzio, riesce a rappresentare quei sentimenti e quei segreti che sono propri anche dell’uomo.
Sei d’accordo con questa definizione? Motiva la tua risposta con un breve testo.

Io sono d’accordo, i segreti propri all’uomo sono propri anche della natura soprattutto nel verso 74, dove si parla di quell’umida ombra remota, e nel verso 94 con quel chi sa dove, chi sa dove; l’umida ombra remota rappresenta i segreti della natura e dell’uomo nascosti (segreti, appunto) chissà dove in se stessi.



---------------


Ritmo e metrica

Questa poesia è composta di quattro strofe lunghe ognuna di 32 versi, per un totale di 128 versi di lunghezza variabile (senari, novenari e settenari). Il ritmo però non rispetta l’ordine dei versi, uno sì e uno no ci sono degli enjambements. Le rime della poesia sono irregolari, ce ne sono una o due per ogni strofa, in fin di verso oppure interne.


Commento

Leggendo questa poesia si viene immersi in questo pineto versiliano dove tutto è illuminato da una luce verdolina: qui il poeta ed Ermione immergendosi nella natura, ascoltandone ogni suono fino a che non avviene la metamorfosi, ritrovano loro stessi e tutta la vita è in noi fresca aulente, la loro anima si rigenera e genera pensieri nuovi, quasi fossero fiori che si schiudono.



Altro Commento

Questa poesia di Gabriele d'Annunzio "Pioggia nel pineto" è formata da quattro strofe di trentadue ver4si ciascuna; questi versi sono liberi con numerosissime rime ed assonanze. In questo componimento poetico, il poeta si trova insieme alla sua amata ( Ermione ) che, mentre passeggiano in una fitta pineta, sentono ed esaminano, con molta attenzione, i vari suoni della pioggia e di tutta la natura circostante, con la quale, sembra, che si fondano in un tutt'uno. Nella prima strofa, il poeta inizia a far ascoltare alla propria donna ( Taci!... ) il rumore che provoca la caduta della pioggia su vari tipi di alberi ( "Ginepri, mirti, pini..." ) e sui loro vestiti come se facessero parte, anche loro, della natura stessa. Una particolarità da osservare, che troveremo nelle altre strofe, è che il poeta conclude sempre, citando il nome della propria donna: Ermione. Anche la seconda strofa, si apre con un verbo che richiama l'attenzione di Ermione ( "Odi?" ), per poi proseguire, questa volta, nel raccontare i rumori delle piante e, anche, di qualche animale ( "cicale" ). Una particolarità di questa strofa è la presenza di molte assonanze e rime al mezzo, tra cui "pianto" e "canto" nel vv. 41 o le rime che sono presenti dal vv.57 al vv.64 ( "chiome - come", "ginestre - terrestre" e "nome - Ermione" ). Nelle ultime due strofe, si ripete lo stesso argomento di quelle precedenti, ma le cose da annotare son la continua contrapposizione di termini molto diversi tra loro, tra cui "risorge - si spegne", "più folta - men folta" e "or congiunti - or disciolti"; la seconda cosa importante è l'inserimento di alcune figure retoriche tra cui, per non perder tempo ad elencarle, possiamo identificare la metafora riguardante la cicala: "figlia dell'aria". L'ultima cosa è la ripetizione dei versi, compresi dal 20 a quello 32, che vengono ripresi nella parte finale. Questa poesia, secondo il mio punto di vista, anche se carente di contenuto, ci fà capire che, anche solo utilizzando il fonosimbolismo, si può creare una stupenda poesia come questa.
 
PM Email  Top
0 replies since 6/11/2012, 19:12
 
Reply