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Parafrasi e Spiegazione "5 Maggio" Alessandro Manzoni

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view post Posted on 24/10/2012, 14:08           Quote
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Parafrasi "5 Maggio"


Napoleone Ŕ morto. Come il suo corpo rimase immobile dopo aver esalato l'ultimo respiro, cosý immobile rimase il mondo, colpito, stordito dall'annunzio,

ammutolito, pensando all'ultima ora dell'uomo del destino; nŔ sa quando il passo di un uomo altrettanto grande tornerÓ a percorrere le stesse orme macchiate di sangue.

Il mio ingegno poetico lo vide solitario vincitore ed in auge, e tacque e cosý continu˛ anche quando, con alterne fortune cadde, si risollev˛ e fu definitivamente sconfitto, non unendo la sua voce a quella di tanti altri poeti:

si innalza ora commossa, non contaminata di elogi servili e di vili insulti, all'improvvisa morte di una figura simile; e dedica alla tomba un canto che forse resterÓ eterno.

Dall'Italia all'Egitto, dalla Spagna alla Germania le azioni fulminee di quell'uomo senza esitazioni seguivano immediatamente il suo improvviso apparire; agý impetuoso dall'estrema punta dell'Italia fino al Don, dal Mediterraneo all'Atlantico.

Fu vera gloria? Lasciamo ai posteri la difficile sentenza: noi ci inchiniamo umilmente al Sommo Creatore che volle imprimere su di lui un sigillo pi¨ forte della sua potenza creatrice.

Egli speriment˛ tutto: la tempestosa e trepida gloria di un grandissimo disegno, l'insofferenza di un animo ribelle che deve obbedire ma pensa al potere e poi lo raggiunge e ottiene un premio che sarebbe stato una follia sperare;

prov˛ la gloria tanto pi¨ grande dopo il pericolo, la fuga e la vittoria, il potere e l'esilio umiliante; due volte sconfitto, due volte vincitore.

Egli si diede il nome: due epoche storiche tra loro opposte guardarono a lui rispettosamente come aspettando il destino; egli fece silenzio e si sedette tra loro come arbitro.

Nonostante tanta grandezza, improvvisamente scomparve e finý la sua vita in ozio, prigioniero in una piccola isola, bersaglio di immensa invidia e di rispetto profondo, di grande odio e di grande amore.

Come sulla testa del naufrago incombe e grava l'onda su cui poco prima lo sguardo del misero scorreva alto e proteso invano ad avvistare lontani approdi,

cosý sull'anima di Napoleone scese il peso dei ricordi. Oh, quante volte ha iniziato a scrivere le sue memorie! E quante volte su quelle pagine cadde la sua stanca mano!

Quante volte al tramonto stette con gli occhi bassi e le braccia conserte e lo assalý la malinconia e il ricordo del passato!

E ripens˛ agli accampamenti militari continuamente spostati, alle trincee, lo scintillare delle armi e l'avanzare della cavalleria, e agli ordini concitati e alla loro rapida esecuzione.

Ah, forse a tanto dolore cadde il suo spirito e si disper˛, ma valido venne l'aiuto di Dio, che lo trasport˛ pietoso in una realtÓ pi¨ serena;

e lo guid˛ per i floridi sentieri delle speranze verso i campi eterni, lo guid˛ verso la beatitudine eterna, che supera qualunque desiderio umano, lo guid˛ verso quel luogo dove la gloria terrena non vale nulla.

Bella, immortale, benefica fede, abituata alle vittorie! Annovera anche questo tuo trionfo, rallegrati; perchÚ nessuna personalitÓ pi¨ grande si Ŕ mai chinata davanti alla croce di Cristo.

Tu, o fede, allontana dalle stanche spoglie di quest'uomo ogni parola malvagia: il Dio che pu˛ tutto, che ci dÓ i dolori e ci consola si Ŕ posato accanto a lui, per consolarlo nel momento della sua morte.


Spiegazione ed Analisi del testo


L'ode il Cinque Maggio fu scritta, di getto, in soli tre o quattro giorni, dal Manzoni commosso dalla conversione cristiana di Napoleone avvenuta prima della sua morte (la notizia della morte di Napoleone si diffuse il 16 luglio 1821 e fu pubblicata nella "Gazzetta di Milano"). Nonostante la censura austriaca, l'ode ebbe una larga diffusione europea grazie al Goethe che la fece pubblicare su una rivista tedesca "Ueber Kunst und Alterthum". La prima edizione avvenne nel 1823 a Torino presso il Marietti. L'ode scritta dal Manzoni, per alcune tematiche (tema del ricordo, evocazione della storia) ha delle analogie con il Coro di Ermengarda e con la Pentecoste e soprattutto ha in comune con essi, quello schema che parte da un inizio drammatico e si conclude con un moto di preghiera.

Metro: ode di diciotto strofe, composte da sei settenari, sdruccioli (1░, 3░, 5) piani (2░ e 4░, fra loro rimanti) e tronco l'ultimo che rima con l'ultimo della strofa successivo.
Schema: ABCBDE




Analisi del testo


L'Ode pu˛ essere divisa in due parti, la prima che va dal prologo fino alla nona strofa, di tono epico, in cui emerge la figura storica di Napoleone, dall'ascesa alla caduta La seconda dalla decima strofa in poi, di tono pi¨ contemplativo e lirico (si entra qui nell'animo dell'imperatore) il cui motivo conducente e la definitiva caduta di Napoleone come uomo e l'inizio del suo riscatto spirituale e religioso.

I Parte

L'ode si apre con un forte inciso "Ei fu" in cui pare sia isolata la grandezza "dell'uom fatale", mentre con attonito stupore la terra accoglie la notizia della morte del potente personaggio che ha tenuto in pugno per tanti anni i destini d'Europa (Ŕ da notare il doppio significato della parola terra, vale a dire di metafora del mondo umano da una parte, e dall'altra, come campo di battaglia insanguinato dai soldati che per lunghi anni si sono combattuti).
Nella seconda e terza strofa il Manzoni dÓ le ragioni del motivo per cui tratta l'argomento e mette in risalto il fatto che egli abbia composto l'ode senza nessun'ombra di piaggeria o di reverenza verso l'imperatore. In questa parte sono importanti il termine "genio" di chiara reminiscenza pariniana, ma dai forti connotati manzoniani e dal diverso significato, e "forse", che conclude la quarta strofa, in cui emerge chiara la visione cristiana e provvidenziale del poeta.
Con la quinta strofa si ha l'esaltazione della potenza di Napoleone che si concluderÓ nel verso 54. Qui la strofa si anima e con rapidi tratti Ŕ descritta l'immagine di condottiero di Napoleone (Ŕ da notare l'alternarsi in tutta l'ode di toni descrittivi ed epici a toni pi¨ riflessivi) che si contrappone a quella del corpo immemore presente nella prima strofa. Rapidamente per˛ il tono rallenta e diventa nuovamente contemplativo con la domanda "Fu vera gloria?", in cui Manzoni rispondendo vuol mettere in risalto, pi¨ che le grandezze terrene del condottiero, la statura morale dell'uomo: con la propria conversione, infatti, Napoleone ha dato un'ulteriore prova della grandezza di Dio che servendosi di lui ha stampato "la pi¨ vasta orma sulla terra". Le ultime tre strofe, continuano con la descrizione del raggiungimento del disegno di gloria di Napoleone (settima e ottava strofa) e della sua grandezza umana (nona strofa). Particolare rilievo si deve dare ad alcuni termini in antitesi tra loro che rendono bene l'instabilitÓ del potere e della gloria umana che caratterizzano l'ottava strofa: gloria-periglio; fuga-vittoria; reggia-esiglio; polvere-altar. Con "Ei si nom˛" (v.49), cioŔ con l'enfatizzazione dell'uso antonomastico del pronome si conclude cosý la prima parte dell'ode.

II Parte

Il motivo conduttore di questa seconda parte dell'ode Ú il verbo "giacque", che ha il significato della caduta definitiva di Napoleone e l'inizio del suo riscatto spirituale.
Scompare il pronome antonomastico e la figura dell'imperatore viene espressa attraverso una terza persona pi¨ comune, "E sparve, e dý nell'ozio", "E ripens˛..." La strofa centrale di questa parte Ŕ la similitudine espressa nei versi 61-68.Questa Ŕ la parte fondamentale in cui avviene il ripudio delle vane glorie terrene e il sollevarsi verso l'eterno. Napoleone Ŕ come un naufrago che prima a lungo ha nuotato nel mare tempestoso della vita cercando terre remote, cioŔ cercando un significato della vita che le desse un senso. Ma questo suo sforzo Ŕ risultato vano, poichÚ solo Dio pu˛ rendere concreta la sete d'eternitÓ Ŕ d'infinito presente nell'uomo e non le effimere glorie terrene. Anche l'ultima speranza di lasciare ai posteri la memoria di sÚ risulta vana. "Il cumulo di memorie" invece di lasciare la memoria eterna della propria epopea, diventano per Napoleone, un peso insopportabile, "la stanca man" che cade "sull'eterne pagine" assume il significato dell'estrema sconfitta umana. La figura di questa sconfitta Ŕ magistralmente descritta dall'immagine presente
 
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